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Appendice
 

X-3

Il Douglas X-3 Stiletto richiedeva particolari accorgimenti durante traino al suolo.

Tutta la bibliografia sugli X-Planes dedica molta attenzione al Douglas X-3 Stiletto (Model 499D) ma oggi la sua importanza appare nettamente ridimensionata. Le sue origini grosso modo coincidono con quelle dell'X-1 o, forse, le anticipano come date e come prestazioni. Infatti, già il 30 dicembre 1943 l'US Army Air Force chiese alla Douglas un aeroplano che fosse in grado di volare stabilmente oltre Mach 1, con la possibilità di esplorare i fenomeni del volo fino a Mach 2 e anche oltre (per la verità una prima richiesta in tal senso risaliva addirittura al 1941 e ciò conferma la lungimiranza con cui, all'epoca, i militari guardavano al progresso aeronautico).

Il muso eccezionalmente lungo aveva lo scopo di ottenere la massima finezza aerodinamica; da notare l'apertura alare molto ridotta.

Il direttore tecnico Ed Heinemann non se ne occupò personalmente ma affidò lo studio a Frank N. Fleming. e a tre suoi assistenti. Sviluppato sotto l'egida del programma MX-656, l'X-3 fu concepito per montare due turboreattori Westinghouse J46-WE-3 Yankee (Model 24C-10) da 3.000 kg/s con i quali avrebbe dovuto poter volare per 10 minuti a Mach 2 a 11.430 m ed offrire un tempo di volo maggiore di quello concesso dall'X-1. Ma quei propulsori non furono mai disponibili e con i J34-WE-17 da 2.200 kg/s, il bellissimo Stiletto non era neppure supersonico (1.015 km/h a 10.660 m, cioè Mach 0,95) e solo grazie all'eccezionale finezza aerodinamica, con una picchiata a 30°, arrivò a Mach 1,21-1,22!

In effetti, la configurazione definitiva del D-499 derivava dallo Study 8 che prevedeva il ricorso ad un impianto propulsivo misto, con due turboreattori ed un razzo a propellente liquido.

Con l'evoluzione del progetto si arrivò al Model 499C, senza il razzo e con maggiore quantità di combustibile, per poi passare, con la sostituzione del muso sganciabile mediante un seggiolino eiettabile verso il basso, al Model 499D finale.

Lo sviluppo dello Stiletto ebbe tempi più lunghi del previsto ed il primo prototipo (serial number 49-2892) uscì di fabbrica solo nel settembre 1951; il 15 ottobre 1952 il collaudatore della Douglas William (Bill) Bidgeman compì un balzo di un chilometro e mezzo sul Rogers Dry Lake (California) ed un vero primo volo il 20 ottobre.

Il secondo prototipo (s/n 49-2893), invece, rimase a terra, utilizzato solamente per fornire parti di ricambio.

Oggi i motivi principali per i quali l'X-3 viene ricordato sono una delle prime manifestazioni del fenomeno dell'accoppiamento inerziale, dovuto al notevole squilibrio tra le masse della velatura e quella della fusoliera ed il fatto che il suo progetto fu ceduto alla Lockheed che ne trasse ispirazione per i teleguidati X-7 e per l'F-104.
Il primo X-3 è conservato dall'Air Force Museum sulla Wright-Patterson AFB, il secondo è stato demolito ed il simulacro in legno è stato donato allo History and Tradition Museum della Lackland AFB (Texas).

Douglas X-3 Stiletto (Model 499D)


Aereo sperimentale, monoposto
Impianto propulsivo: due turboreattori Westinghouse J34-WE-17 da 2.200 kg/s con postbruciatore al decollo. Capacità combustibile: 3.672 litri (JP-4).
Dimensioni: apertura alare 6,91 m; lunghezza 20,34 m; altezza 3,81 m; superficie alare 15,47 mq.
Pesi: a vuoto 7.312 kg; totale 10.025 kg; carico alare 648 kg/mq; rapporto spinta:peso 0,44:1.
Prestazioni: velocità massima 1.046 km/h a 8.535 m (Mach 0,95), massima in picchiata 1.285 km/h (Mach 1,21); tangenza pratica 12.594 m; autonomia 800 km o 1 ora.

 
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