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Appendice
 

X-23 e X-24

Northtrop HL-10.

Con l'X-23 la NASA ed i suoi X-Aircraft entrano nell'era dei "lifting body", corpi portanti o a fusoliera portante, il cui studio era stato iniziato dalla Martin attorno al 1958-1959. Obiettivo dei "lifting body" era la verifica dell'idoneità di un aerospazioplano opportunamente ad effettuare un rientro controllato nell'atmosfera, pass onecessario, tra l'altro, per la realizzazione di veicoli spaziali completamente recuperabili e riutilizzabili.

L'USAF nell'agosto 1964 ordinò alla Martin quattro simulacri volanti in scala ridotta non pilotati SV-5D PRIME (Precision Recovery Including Maneuvering Entry, recuperò di precisione con rientro manovrato), con la designazione X-23. I PRIME erano destinati al lancio mediante missili vettori Atlas SLV-3 per poi essere recuperati "al volo" o mediante discesa in mare con paracadute. Ne furono costruiti quattro, dei quali tre effettivamente lanciati (il primo il 21 dicembre 1966); due sono andati perduti a causa di imprevisti al momento del recupero nel Pacifico ed il terzo è ora all'Air Force Museum.

Un NB-52 porta lo HL-10.

Ingrandendo il progetto SV-5D fu creato l'SV-5P Pilot (Piloted Low-speed Test aircraft) che ospitava un pilota in un abitacolo pressurizzato e dotato di seggiolino eiettabile; questo "lifting body" di maggiori dimensioni disponeva anche di un motore-razzo a propellente liquido Thiokol XLR11-RM-13 da 3.625 kg/s.

L'USAF ne ordinò uno come X-24A (s/n 66-13551, SV-5P-2 per la Martin) che le fu consegnato l'11 luglio 1967 e, dopo nove voli planati sganciato da un NB-52, compì la prima missione con propulsore funzionante il 19 marzo 1970, pilotato dal Maj. Jerauld Gentry (che aveva compiuto anche la prima planata, il 17 aprile 1969). In tutto l'X-24A compì 13 voli con Gentry, 12 con John Manke della NASA e tre con Cecil Powell dell'USAF. Durante quest'attività l'X-24A fece registrare una velocità massima di 1.728 km/h.

Anche l'X-24B svolse un ruolo importante in relazione allo Space Shuttle.

Per sperimentale la configurazione FDL-8 studiata dal Flyght Dynamics Laboratory dell'USAF fu deciso nel 1969-1970 di trasformare l'X-24A in un veicolo più grande e dalla forma molto più appuntita. Il "lifting body" divenne così X-24B e in questa forma uscì di fabbrica l'11 ottobre 1972. Il 19 luglio 1973 il prototipò compì il primo volo vincolato all'NB-52 e l'1 agosto John Manke effettuò il primo sgancio, senza propulsione. Il razzo fu acceso in volo per la prima volta il 15 novembre.
In tutto l'X-24B volò 36 volte con sei differenti piloti, raggiungendo Mach 1,76 (1.869 km/h) e 22.595 m di quota.
L'X-24B è attualmente esposto all'USAF Museum, unitamente ad uno dei due SV-5J (la versione con motore a reazione costruita dalla Martin ma non utilizzata) modificato per essere uguale all'X-24A.

Martin X-24B (SV-5P)

"Lifting body" sperimentale, monoposto
Impianto propulsivo: un motore-razzo a propellente liquido Thiokol XLR11-RM-13 da 3.625 kg/s e due razzi Bell LLRV da 225 kg/s.
Dimensioni: 11,43 m; larghezza 5,84 m; altezza 3,15 m; superficie portante 30,6 mq.
Pesi: a vuoto 3.540 kg; totale 5.900 kg; velocità massima 1.869 km/h (Mach 1,76); tangenza 22.595 m; autonomia oraria 15 min.

 
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