di Nico Sgarlato

  Il Vulcan B Mk.2 XM607. Su Port Stanley arrivò sempre un solo Vulcan.

Nell'ambito dell'Operation Corporate sono state pianificate le missioni Black Buck, canto del cigno dei bombardieri strategici Avro Vulcan B Mk.2 della RAF, radiati poco dopo la fine delle ostilità e definitivamente sostituiti dai Tornado.

L'impiego dei Vulcan per colpire bersagli strategici nel territorio delle Falklands era stato previsto fin dall'inizio del conflitto ma macchine ed equipaggi richiesero tre settimane di tempo per essere preparati a questo compito. I Vulcan, infatti, non effettuavano più missioni di rifornimento in volo da 10-15 anni e la loro stiva era configurata per l'esclusivo trasporto di armi nucleari.

Furono localizzati tutti gli impianti di rifornimento in volo ancora efficienti e furono selezionati dieci Vulcan, tra quelli a suo tempo predisposti al trasporto dei missili di crociera Skybolt (mai entrati in servizio); da essi furono ulteriormente selezionati cinque aerei (XM597, XM598, XM607, XM612 e XL391) degli Squadrons No.44 (Rhodesia), del quale era stato rinviato lo scioglimento, No. 50 e No.101 del No.1 Group dello Strike Command.
La prima missione è stata compiuta l'1 maggio, con l'aeroporto di Port Stanley come obiettivo; ogni missione Black Buck è stata portata a termine da un solo aeroplano e gli aerei effettivamente utilizzati sono stati solo due dei quattro messi in allarme, tratti dai cinque predisposti.

Nelle missioni Black Buck 5 e 6 (31 maggio e 3 giugno) i Vulcan lanciarono anche missili aria-superficie antiradar Texas Instruments AGM-45A Shrike (in tutto sei) acquistati ed installati appositamente (in sostituzione dei Martel originariamente previsti). I Vulcan Black Buck montavano anche "pods" ECM Westinghouse AN/ALQ-101(V)-10 forniti dai reparti di Buccaneer; queste contromisure dovevano servire a neutralizzare i radar Westinghouse TPS-43F, TPS-44, Skyguard e Super Fledermaus della difesa aerea argentina.
  


Per ognuna delle missioni Black Buck venivano mobilitate 15 aerocisterne Victor che si rifornivano tra loro.

I Vulcan B Mk.2 non avevano più l'impianto per il rifornimento in volo per cui richiesero svariate modifiche.


Nell'ultimo attacco (12 giugno) furono impiegate bombe con detonatore prolungato, in modo da esplodere prima di penetrare nel terreno, arrecando il massimo danno ad aeromobili e veicoli parcheggiati. Tutti i bombardamenti sono stati condotti di notte, da 4.500-5.000 m di quota, ed hanno richiesto non meno di dieci rifornimenti in volo, più alcuni per le aerocisterne Victor.

La Black Buck 7, l'ultima (la 3 e la 4 furono abortite) si concluse con un atterraggio d'emergenza, per esaurimento del combustibile, a Rio de Janeiro, con il fermo del bombardiere per una settimana ed il sequestro da parte delle autorità brasiliane di un missile Shrike.
Proprio per sopperire alla grande necessità di aerei per il rifornimento in volo, la RAF aveva deciso di convertire anche alcuni Vulcan, il primo dei quali, però, è stato pronto solo il 18 giugno ed ha potuto prendere servizio il 30 giugno, a guerra finita.
Ironia della storia, nel 1981 la Fuerza Aérea Argentina, con l'intenzione di sostituire i suoi Canberra, aveva preso contatto con la RAF per considerare l'acquisto di alcuni Vulcan.

 
Rappresentazione schematica dei rifornimenti necessari per le missioni Black Buck.

Per ognuna delle missioni Black Buck venivano mobilitate 15 aerocisterne Victor che si rifornivano tra loro.
 
Viaggio di andata del Vulcan
Viaggio di ritorno del Vulcan
Nimrod
Viaggio di andata del Victor
Viaggio di andata del Victor
Punto di rifornimento (da Victor a Victor)
Punto di rifornimento (da Victor a Vulcan)

 

 
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