
di Nico Sgarlato
Qualcuno, con un parallelo
alquanto audace, ha paragonato
la situazione
degli Harrier alle
Falklands a quella dei CR.32 ed S.79
italiani in Spagna.
In sostanza, il successo ottenuto in condizioni particolari
e irripetibili avrebbe portato
ad una sopravvalutazione degli
aerei italiani nella guerra civile iberica e di quelli inglesi nel
conflitto
del Sud Atlantico.
In effetti, è evidente che la Task Force britannica per riconquistare le Falklands si è avvalsa,
quali unici aerei da combattimento, di Harrier e Sea Harrier perché non poteva fare diversamente.
A 12.834 km dalla madrepatria e senza la reale possibilità di utilizzare basi in territorio cileno o uruguayano, non rimaneva che servirsi di portaerei. Tuttavia, dagli anni settanta la Royal Navy aveva rinunciato all'impiego di aeroplani convenzionali: nel 1971 la Hermes aveva perso le catapulte, la Eagle fu radiata nel 1971 e l'Ark Royal nel 1979: le nuove Invincible (delle quali solo la prima unità era pronta, essendo entrata in servizio nel luglio 1980) non avevano catapulte né barriere d'arresto.
Di conseguenza, non potendo impiegare Sea Vixen, Phantom o Buccaneer, si fece ricorso ai nuovi caccia polivalenti ad atterraggio verticale Sea Harrier, integrati da un'aliquota di Harrier GR Mk.3 della RAF.
Contro gli aeromobili argentini i Sea Harrier ebbero risultati eccezionali: gli aerei del No. 800 Squadron, imbarcati sulla Hermes, hanno rivendicato la distruzione di sei Dagger, sette Skyhawk (più uno in compartecipazione), tre Pucará, un Puma (più uno in compartecipazione) ed un A.109A. I loro colleghi del No.801 Sqn. sull'Invincible si sono aggiudicati due Mirage, tre Dagger, un Canberra, un Hercules ed un Puma (in compartecipazione). Anche gli Harrier GR Mk.3 del No.1(F) Squadron, pur essendo macchine da appoggio tattico, hanno messo fuori combattimento un Chinook ed un Puma.
Questi innegabili successi hanno avuto il prezzo di sei Sea Harrier (quattro perduti in incidenti e due per fuoco contraereo) e quattro Harrier GR Mk.3 (uno colpito da un missile terra-aria, uno da cannoni da 35 mm, uno colpito ed abbandonato per fine combustibile ed uno per un guasto al motore).
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Il radar Blue Fox
1. Ogiva
2. Antenna a scansione
3. Scambiatore di calore
4. Unità di elaborazione dei segnali
5. Ricevitore
6. Trasmettitore
7. Comando radar
8. Scatole dei circuiti radar
9. Scatole dell'antenna
10. Generatore di simboli per il display sul pannello di bordo
11. Monitor di pilotaggio (HUD) |
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Come si spiega il successo degli Harrier contro caccia supersonici come i Mirage ed i loro derivati israeliani Dagger? Con le caratteristiche della cosiddetta "arena del combattimento". Infatti, il Mirage III è supersonico solo a postcombustione inserita e, comunque, a livello del mare supera solo marginalmente Mach 1; l'Harrier è sonico (può superare Mach 1 solo in picchiata) ma è più agile e non ha postbruciatore. In pratica, i piloti argentini arrivavano sulla zona del combattimento al limite del raggio d'azione e sapevano che indulgendo con il postbruciatore si sarebbero pregiudicati la possibilità di rientrare alla base. Di conseguenza il vantaggio della velocità era perduto, mentre gli Harrier, grazie alla loro manovrabilità, godevano di un inviluppo di volo più ampio.
Inoltre, i piloti argentini erano mediamente molto esperti, ma il loro armamento primario era costituito da missili aria-aria di vecchia generazione, di affidabilità dubbia, mentre i Sea Harrier avevano gli AIM-9L Advanced Sidewinder che, all'epoca, erano la migliore arma disponibile per il combattimento ravvicinato.
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Una "tabella riassuntiva" dei successi dei
Sea Harrier. |
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Fino a quel momento l'Harrier era stato guardato con diffidenza, d'altra parte non del tutto ingiustificata per la versione terrestre GR Mk.3, afflitta da un carico bellico alquanto modesto, ma dopo le Falklands fu rivalutato e, sia pure nella versione Harrier II completamente riprogettata, è stato scelto negli anni successivi per equipaggiare le portaerei leggere di Spagna, Italia e Thailandia.
L'Harrier, qualunque sia la sua versione, raggiunge un rapporto spinta:peso superiore a 1:1 senza necessità di postcombustione e ciò consente un consumo specifico molto favorevole (che l'Harrier sia un aereo assetato di cherosene è una leggenda urbana); le sue prestazioni, però, si degradano rapidamente se si fa ricorso al decollo verticale, se si opera in temperatura ambiente molto elevata e man mano che aumenta la quota operativa.
Gli argentini, da parte loro, pur avendo macchine valide ed ottimi piloti, per raggiungere il teatro operativo dovevano attraversare un braccio di mare di 700-900 km, spesso in condizioni meteorologiche avverse e in assenza di visibilità; quando arrivavano nel cielo delle Falklands il loro raggio d'azione era virtualmente finito ed erano al "bingo point", cioè avevano il combustibile appena sufficiente a pochi secondi di combattimento ed al rientro alla base. Là trovavano la Muerte Negra (come i soldati argentini chiamavano gli Harrier) con piloti relativamente riposati e con la possibilità di rimanere, mediamente, da 20 a 45 minuti nel cielo delle Falklands e con due portaerei in zona sulle quali rientrare. |